museo civiltà ulivo

Il mito di fondazione - Sant’Emiliano.

pagina a cura di: Corinna Angelucci

foto:Michelangelo Spadoni

piantone di S.Emiliano (Bovara di Trevi)

foto: Corinna Angelucci

 

sez.1il mito

sez.2la pianta

sez.3l'ambiente olivato

sez.4-   la potatura

sez.5 la raccolta

sez.6 il frantoio

sez.7 il magazzino

sez.8 la conservazione

 

sez. A-   l'olivo e il sacro

sez. B-   la gelata

sez. C-   la luce

 

statua S.EMILIANO XII secolo

 

La Passio Sancti Miliani Martiris narra la vita, le persecuzioni e il martirio di Miliano, giovane originario dell’Armenia, consacrato nel 298 primo vescovo di Trevi. Della Passio esistono due codici, uno conservato a Montecassino, databile tra il IX e X secolo,  l’altro nei Lezionari del Duomo di Spoleto del secolo XII, ambedue copie di un manoscritto più antico, probabilmente di V o VI secolo.

            Vi si narra la passione di Emiliano, con evidenti riferimenti al territorio trevano: fu gettato nelle acque del Clitunno, esposto ai leoni nel teatro romano, di cui si hanno notizie epigrafiche, legato ad una ruota e gettato da una rupe, riferimento alle caratteristiche morfologiche dell’abitato ed infine legato ad una pianta di olivo presso Bovara e qui decapitato.

            L’interesse a voler ben identificare i luoghi del martirio con Trevi ed il suo territorio si riscontra anche nei dipinti che ornano la cantoria dell’organo del Duomo di Sant’Emiliano, ove sono raffigurate tutte le fasi del martirio. In queste scene, datate alla seconda metà del XVII secolo, è possibile riscontrare come l’autore in più di un’occasione inserisca elementi tipici del territorio rappresentando la città sullo sfondo, il Clitunno, il teatro e la Chiesa di Bovara scena del martirio.

            Questo desiderio di sovrapporre la figura del Santo a quella della città è un sentimento ormai innato nella popolazione trevana e si rinnova ogni anno, nella notte del 27 di gennaio,  con la celebre processione dell’Illuminata, rito che si ripete immutato e che serve a richiamare la protezione del Santo, visto sia come fondatore della nuova civitas che come suo protettore.

Per questo la processione, con il simulacro del Santo portato in spalla,  percorre simbolicamente il tratto delle mura romane della città e sosta davanti all’edicola di Santa Reparata, dove, fino a qualche tempo fa, si recitavano le rogazioni (preghiere volte a richiamare la protezione divina). In questo modo tutta la popolazione, rappresentata dalla sfilata a cui devono partecipare rappresentanti della classe politica, civile e religiosa (anticamente le corporazioni), invoca il Santo fondatore e protettore della città affinché la difenda (simbolicamente il passaggio lungo il percorso delle mura) e affinché estenda la grazia a tutto il territorio (le rogazioni hanno come oggetto la montagna e la pianura).

Altamente simbolica è anche la leggenda della morte, che vede il Santo scampare a molte torture grazie all’intervanto divino per poi, in seguito ad una sua stessa invocazione a Dio, trovare la morte per decapitazione dopo essere stato legato ad un olivo. Il sangue del Martire simbolo della città che bagna e santifica la terra e la pianta simbolo di tutto il territorio, è come una sorta di ponte ideale che unisce e miscela fede religiosa, superstizione, storia e mitologia.

 

testi pannelli museo civiltà ulivo a cura di: Giulio Strappini - Dino Sperandio

 

Trevi - Chiesa di S. Francesco - S. Emiliano

Trevi - Chiesa di S. Francesco - S. Emiliano -(Foto 1984 - Inedito 1998)

 

statua processionale S.EMILIANO