Ma com'è
nato il carnevale?
Il carnevale come lo conosciamo noi è
indiscutibilmente un prodotto del Medioevo.
Il nome ha un origine alto medioevale. Il termine ha come concetto la privazione
della carne; indica il giorno o i giorni che precedono il periodo di
penitenza previsto dal cristianesimo: la quaresima
(dal latino quarantena).
Un cosi' lungo periodo di privazioni, che investe tutti i campi, quello
alimentare, sessuale, giochi, in questo periodo si cerca di esaltare tutto cio'
che in quaresima non sarà possibile fare: abbondanza alimentare, sospensione di
una serie di divieti, in alcuni casi violenza gratuita contro terzi. Oltre a lo
smodato modo comportamentale tipico di questo periodo, il carnevale, soprattutto
in Italia, stimola la nascita di celebrazioni di forme di combattimento
rituale, in cui vengono evidenziate le lotte nella battaglia delle
arance ad Ivrea, o fra categorie sociali diverse di cittadini, fra nobili, gioco
di origine cortese dove è imporatnte dimostrare la propria prodezza.
A partire dal quattrocento, il carnevale subirà una serie di attacchi. Dopo i
tentativi di cristianizzazione a opera di moralizzatori come il Savonarola
sia la Controriforma, sia le Chiese cercheranno di sopprimere questa festa
decisamente troppo pagana.
La Festa dei folli (festa stultorum)
La festa dei folli, la festa dell’asino ed il carnevale
rappresentano solo alcune forme burlesche, nelle quali venivano compiute
svariate azioni comiche sulla pubblica piazza.
Il concetto della coesistenza, nel Medioevo, di due mondi: uno
ufficiale e serio, l’altro nel quale i valori ed i rapporti precostituiti
risultavano sospesi o ribaltati.
L’uomo medioevale partecipava a due mondi diversi, ma non per questo
inconciliabili: vi era una dimensione “normale” nella quale l’uomo era
sottoposto a determinate regole ed a un determinato ordine di valori, mentre in
alcuni momenti particolari, partecipava a celebrazioni di tipo carnevalesco, che
a volte duravano anche intere settimane, nelle quali veniva ribaltata la realtà
canonica e si viveva in un “mondo alla rovescia”.
Vi era l’abolizione di tutti i rapporti gerarchici e si costituiva un
nuovo rapporto tra gli uomini: il senso di estraneità con gli altri spariva e
l’uomo ritornava ad essere un essere umano fra gli esseri umani. Durante
queste feste un elemento fondamentale era il ribaltamento delle
gerarchie esistenti ed uno degli artifici usati a tal fine era l’elezione
di regine e re per burla che “mantenevano la propria carica” per tutto il
tempo della festa.
Maschere.
Le maschere da sempre sono connesse al carnevale, legate fin dalle sue origini a
comportamenti folcloristici già pre-cristiani, la maschera assolve varie
funzioni: simbolo delle forze vegetative della natura, mondo animale, mondo dei
morti (dove si rappresenta una personificazione dei defunti della comunità ).
In ogni caso la maschera assimila il suo portatore al soggetto di cui prende le
fattezze. Per questo motivo la Chiesa la condanna all'origine perché spezza la
somiglianza fra l'uomo ed il creatore con il rischio di diventare un idolo
diabolico. Inoltre non è neanche tollerata dalle autorità civili, perché ogni
forma di mascheramento rende irriconoscibili gli autori di possibili crimini. Il
loro utilizzo viene tollerato in momenti in cui esso sia controllabile come
durante il carnevale. Nel tardo medioevo il travestimento e le maschere
diventano assai diffusi nei carnevali urbani, e specialmente nelle corti.
Arlecchino.
Nella illustre famiglia delle maschere della commedia
dell’arte, Arlecchino è la più caratteristica e al tempo
stesso la più enigmatica e complessa.Il suo nome deriva dal medioevo francese: Harlequin,
o Herlequin, si chiamava un diavolo conduttor di diavoli nei misteri
popolari del sec. XI.
Articolo di: Corinna
Angelucci
pubblicato sul sito web www.medioevoinumbria.com