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LA GELATA |
pagina a cura di: Corinna Angelucci |
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foto:Michelangelo Spadoni |
nuovo allestimento museo civiltà ulivo |
foto: Corinna Angelucci
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sez.1- il mito sez.2 - la pianta sez.3- l'ambiente olivato sez.4- la potatura sez.5- la raccolta sez.6- il frantoio sez.7- il magazzino sez.8- la conservazione
sez. A- l'olivo e il sacro sez. B- la gelata sez. C- la luce
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La coltivazione dell’olivo nella zona compresa tra Foligno e Spoleto è rigorosamente delimitata all’interno di una fascia compresa all’incirca tra i 550 e i 250-300 m. Tali limiti sono ovviamente soggetti ad oscillazioni dovute a vari fattori, come ad esempio il tipo di suolo e una migliore o peggiore esposizione tanto ai raggi del sole quanto alle intemperie (tramontana); quello che però definisce così strettamente i confini di questa fascia coltivabile è soprattutto il fattore climatico. Nella zona olivata di Foligno e Spoleto, ed in generale in tutta l’Italia centrale, infatti, non è possibile coltivare olivi al disopra o al disotto di questa fascia poiché il clima tanto in inverno, quanto in estate, non consentirebbe alla pianta di sopravvivere. Le zone di pianura risultano poco adatte alla coltivazione in quanto sovente in inverno soggette al fenomeno della nebbia, questa impregnando la corteccia ed il tronco degli alberi risulta letale nel momento in cui il raggiungimento di basse temperature fa gelare l’umidità accumulata uccidendo la pianta. Del resto anche l’uso di zone ad altezze maggiori non è indicato poiché durante il periodo estivo non si raggiungono temperature abbastanza alte per permettere uno sviluppo adeguato dell’albero. Queste difficoltà climatiche sono presenti anche all’interno della fascia pedemontana (quella appunto in cui è possibile la coltivazione) e vengono risolte solo grazie all’incessante lavoro dell’uomo; sono tali difficoltà che determinano le caratteristiche dell’olivo umbro: piccolo, dal tronco contorto e spesso spaccato poiché soggetto a slupatura, procedimento simile ad un intervento chirurgico con il quale si asportano le parti della pianta che sono state bruciate dal gelo e che, in casi gravi, può portare all’abbattimento dell’albero salvando solo le radici. Questa scelta estrema si prende in conseguenza della calaverna, il fenomeno forse più temuto dai contadini umbri, può verificarsi quando, al momento del disgelo, l’aria calda e umida si condensa sui rami e sulle foglie provocando gravi danni alle pareti cellulari dei rami. Mugnoni pag. 65 1481 et addj XXV de augusto in dì de santo Bartolomeo, fo la maiore grandine in Trevj che may homo agia dicto de recordare che fusse majore, et grossa più che la gianda: et fo sì grande che era sopra terra un quatro boni decta e più. Et venne là de santo Paulo in confini de Trevj et Montefalco, et dirizose per la solglia, et poj ad Trevj, et ad Trevj ad santa Catarina verso le coste et Pectino; et tucte le vigne et arborj guastò per quillu loco dove passò, et le olive: che la chiusa de olive de la pinctura de lu fiume, et quella del laco, non ce remase acino de oliva; et quella de santa Catarina overo della grocta de Andrea, ne gectò più che la mictà del oliva e cusì alli vicini “. Mugnoni pag. 75 Poj
facto questo se partì el locotenente colli dictj homini et populo et venero
ad santo Martino de la pieve, dove lì apresso avia dicto Minicucio una
chiusura de olive: et junto el confalone del comune lì, fo moza tucta
quella chiusa D.Natalucci pag. 291Vitellozzi Nel
mille e cinquecento, com’io scrivo, sia
con ottantacinque ancor coniunto, d’inverno un tempo fu molto cattivo che
fece un danno grande senza conto. Seccò nel basso gli arbor degli olivi,
che pochi ne rimaser quasi appunto. Seccati i fusti, i ceppi ricacchiorno;
così per tutto poi
multiplicorno D.Natalucci, pag. 207 Sendo
nei colli piantato d’olivi con tanta quantità e senza intermissione, che
per i medesimi non cede a verun altro agro dell’Umbria, abbenchè nelle
bassure i piantoni, che cusì da trevani
si nominano,siano adesso alquanto piccoli come stativi novamente riposti e
rinativi dalli tronchi con nuovi germi dalli recisi ed affatto perduti per
il gelo grande che avvenne l’anno 1709, il mese di gennaio, e per la
ripetita di esso il 1716, che quivi feceli perire in maggior parte come
similmente vi restarono come destrutti per il freddo verso il fine
dell’anno 1584 e principio dell’anno seguente … mentre tanto sì
dal’una che che dal’altra sciagura risorsero e molto moltiplicarono,
uscendone per allora l’adagio “ lo spoletino, dalle mani sante, taglia
una pianta e ne fa sorgere tante. D.Natalucci, pag. 209 Sappi
lettor, nel sesto decimo anno dopo il 1600, il proprio giorno di san
Bastiano, con molto e grave danno, fu neve e venti grandi che batterno
l’oliva in terra Zenobi p. 214 Nella
notte dal 12 al 13 dicembre 1862 un violento e impetuoso vento fece cadere
la maggior parte delle olive e schiantò rami ed alberi interi. Gli olivi
abbattuti dal vento si calcolarono in 1.500 testi
pannelli museo civiltà ulivo a cura di: Giulio Strappini - Dino Sperandio |
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