museo civiltà ulivo

LA LUCE

pagina a cura di: Corinna Angelucci

foto:Michelangelo Spadoni

nuovo allestimento museo civiltà ulivo

foto: Corinna Angelucci

 

 

LUCERNA

 

sez.1il mito

sez.2la pianta

sez.3l'ambiente olivato

sez.4-   la potatura

sez.5 la raccolta

sez.6 il frantoio

sez.7 il magazzino

sez.8 la conservazione

 

sez. A-   l'olivo e il sacro

sez. B-   la gelata

sez. C-   la luce

 

 

Se l’uso dell’olio è stato importante nell’alimentazione, nella medicina e nella cosmesi, certamente essenziale è stato nell’illuminazione. Allo scopo veniva impiegato olio di oliva di qualità inferiore, non utilizzabile per l’alimentazione, detto olio lampante.

La prima lucerna a combustibile grasso liquido sembra sia stata realizzata in Egitto da dove si diffuse in Palestina ove gli archeologi hanno rinvenuto lumi ad olio databili al IV millennio a.C. Omero nell’Odissea (XIX, 34) cita le “fiaccole” ad olio, mentre tra le rovine di Creta sono state rinvenute lucerne di epoca Micenea (1600–1200 a.C.).

Inizialmente realizzate in terracotta o bronzo (più raramente in oro o argento) avevano una forma molto semplice, una sorta di piatto su cui veniva realizzato un beccuccio nel quale poi si infilava lo stoppino. L’olio contenuto nel piatto impregnava lo stoppino che bruciava lentamente garantendo una luminosità elevata e costante anche per periodi di tempo relativamente lunghi.

Con il tempo le forme delle lucerne hanno subito un’evoluzione divenendo più pratiche ed esteticamente piacevoli. Il modello iniziale è stato sostituito da uno dotato di coperchio (decorato nelle lampade in terracotta), a forma di scatola piatta, con uno o più beccucci, sono inoltre stati aggiunti accessori quali manici ed occhielli per permettere di appendere le lucerne o di trasportarle senza versarne il contenuto e senza bruciarsi. In generale da forme iniziali tondeggianti si è passati col tempo a forme sempre più ovalizzate.

Nel Medioevo le lucerne, ricolme di olio con il lucignolo di erba o di stoppa, si trasformarono in lampade da tavolo per uso domestico ed in lampade pensili di uso votivo o liturgico. Per l’eccessivo fumo prodotto furono affiancate o sostituite dalle candele.

Nel XVI secolo tornarono in auge allorché furono introdotte le modifiche ideate da Gerolamo Cardano e successivamente da A. Argaud. Nacque così una nuova generazione di lampade ad olio dotate di serbatoio che regolava il flusso del combustibile allo stoppino, diminuendo il fumo, aumentando la luminosità della fiamma e l’autonomia; nell’Ottocento con un litro d’olio si garantivano 250-300 ore di luce. Con queste modifiche le lucerne divennero elementi decorativi  di chiese e palazzi, capolavori di cesello in bronzo, argento ed oro, dalle forme svariatissime ma contenenti sempre olio come le modeste lucerne delle case di campagna che illuminavano le semplici mense e che consentivano al colono di vegliare sulle bestie nella stalla.

Nel 1800 si assiste ad un recupero dell’utilizzo dell’olio di oliva per l’illuminazione. La lucerna più diffusa in questo periodo fu sicuramente quella denominata “ fiorentina “. Il materiale di costruzione più comune era l’ottone, anche se non mancano di preziose realizzate in vetro o metalli nobili. Le lampade di questo tipo richiedevano manutenzione costante. A questo scopo appese alla lampada erano presenti vari attrezzi.

 

testi pannelli museo civiltà ulivo a cura di: Giulio Strappini - Dino Sperandio