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Dal Catalogo: Perugino divin
pittore edito da Silvana Editoriale
Estratto da: "Verso il
tramonto: formule consumate e pagine di poesia" di Francesco Federico
Mancini

[....] Il Perugino nel replicare un identico
soggetto, adotta il criterio della variatio, apportando
significative e originali modifiche, come ad
esempio per quel che riguarda il tema
dell'Adorazione dei Magi. Il soggetto,trattato nel grande,
coloratissimo affresco dell'Oratorio dei Bianchi a Città della Pieve (1504),
viene proposto molti anni dopo (1521), nel santuario della Madonna delle
Lagrime a Trevi. Il procedimento seguito dal pittore, consiste [....]
nel passare da una versione più ricca e complessa a una redazione più
semplificata e ridotta. Quando Perugino dopo circa un quindicennio, viene
invitato a tornare sullo stesso soggetto per decorare il secondo altare di
destra del santuario trevano di Santa Maria delle Lagrime, la sua scelta
sarà quella di ridurre il numero delle figure, di semplificare il paesaggio
e di conferire ai personaggi "arie" e atteggiamenti diversi. Ma la
vera novità risiede [....] nel mutamento dello
stile, che nel frattempo si è fatto più sintetico, asciutto, compendiario.
Il clima crepuscolare che avvolge uomini e cose, conferisce alla scena
"quell'accento di sincera commozione, che è, in queste cose estreme la
garanzia della qualità". La forma si sfalda, il colore si scompone in
mille tratti paralleli che conferiscono vibrazione e morbidezza alle
immagini. No è un caso che questo modo di dipingere incontri, agli inizi del
Novecento, l'entusiastica ammirazione dei divisionisti francesi, a cominciare
da Paul Signac, che nel 1908 definisce Perugino "il più formidabile
colorista di tutti". "Ciò che è stupefacente in Perugino",
aggiunge nello stesso anno Henri Edmond Cros, spinto proprio da Signac a
venire in Italia, "è una specie di divisione sistematica dei campi
cromatici, al punto che le figure soo dipinte non a piatto [....]".
Nell'affresco di Trevi, come nei santi della cappella di San Severo a Perugia
o nelle due delicate pitture della collegiata di Santa Maria Maggiore a
Spello (tutte opere del 1521) l'artista, ormai settantenne, riesce ancora a
stupirci: per la caparbia volontà di rinnovare la sua visione, per la voglia
di "combattere" fino all'ultimo. Come nel vecchio Tiziano,
nell'ultimo Caravaggio o nell'anziano e quasi cieco Monet, la poesia del
tramonto, che intacca l'interezza della forma, sfocandone i contorni e
corrodendone la materia, è indubbiamente la più intensa e commovente. 
Tratto
da: LA STORIA DELL'ARTE RACCONTATA DA ERNST H. GOMBRICH (capitolo 15,
l'armonia raggiunta-la Toscana e Roma, l'inizio del cinquecento.)- edito da:LEONARDO
ARTE
"[....]Il Perugino era di quei maestri
la cui soave e devota maniera nella pittura delle pale d'altare si imponeva
al generale rispetto [....]"
"[....] Alcuni dei suoi più celebri
lavori, almeno, mostrano come egli sapesse dare il senso della profondità
senza sovvertire l'equilibrio della composizione e come avesse imparato a
maneggiare lo sfumato leonardesco per evitare ogni possibile rigidezza nella
figura[....].

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VITA del PERUGINO
tratta da:"
Perugino" art e dossier -Giunti editore
1448- Pietro asce tra questa data e il
1450 a Città della Pieve, vicino a Perugia, da Cristoforo di Pietro Vannucci
e Lucia di Jacopo di Nunzio.
1472-Dopo l'apprendistato nella bottega del
Verrocchio a Firenze, dove ha per compagni, tra gli altri, Leonardo,
Ghirlandaioe Filippino Lippi, risula iscritto come pittore alla compagnia di
Sn Luca.
1478-Data del San Sebastiano e frammenti
delle figure di altri santi nella chiesa di Cerqueto (Perugia).
1480-Tra quest'anno e il 1482 è impegnato, con
altri artisti, tra cui Botticelli, Ghirlandaio e Pinturicchio, nella
decorazione della Cappella sistina in Vaticano. Inizia il Trittico Galitzin,
ultimato nel 1485.
1486-Grandiosa Crocifissione (oggi rimane un
frammento) per la cappella della Porziuncola in Santa Maria degli Angeli ad
Assisi.
1488-Contratto per l'Annunciazione della chiesa di
Santa Maria Nova a Fano (Pesaro-Urbino).
1489-E' chiamato a Firenze da Lorenzo il Magnifico,
dove di li a poco realizzerà la Visione di San Bernardo oggi a
Monaco.
1491-A Roma, esegue per il cardinale della Rovere,
futuro Papa Giului II, Il Polittico Albani-Torlonia.
1493-Sposa Chiara Fancelli, figlia dell'architetto. Madonna
in trono col Bambino per San Domenico di Fiesole (Uffizi), forse
prototipo delle Madonne peruginesche oggi aPitti e a Vienna, Francoforte,
Parigi.
1494-Ritratto di Francesco delle Opere oggi
agli Uffizi. Si reca a Venezia per concordare il dipinto poi mai eseguito per
la sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale.
1495-Realizza la pala dei decemviri,
commissionatagli già nel 1485. Compianto per le monache di Santa Chiara a
Firenze.
1496-Crocifissione per il convento fiorentino
di Santa Maria Maddalena del Castello. Importante commissione per gli
affreschi nel Collegio del Cambio di Perugia, completati entro il 1500.
1498-Nasce il primo dei suoi cinque figli, Gian
Battista. Completa il Polittico di San Pietro.
1501-Dopo quella aperta a Firenze negli anni
settanta, inaugura anche a Perugia una sua bottega.
1502-Inizia il polittico per la chiesa di
Sant'Agostino a Perugia alla cui realizzazione, dopo una prima fase
conclusasi nel 1512, lavorerà fino alla morte a vari intervalli.
1503-Isabella d'Este gli commissiona un dipinto con
la lotta tra Amore e Castità, oggi al Louvre.
1504-Realizza l'Adorazione dei Magi per
l'oratorio dei Bianchi a Città della Pieve (Perugia).
1505-Martirio di San Sebastiano nella chiesa
omonima di Panicale (Perugia). Si impegna a finire per la Santissima
Annunziata di Firenze una pala lasciata incompiuta da Filippino Lippi.
1507-Pala della Madonna di Loreto per Santa
Maria dei Servi a Perugia.
1508-Dipinge in Vaticano gli affreschi sulla volta
della stanza dell'Incendio di Borgo.
1518-Martirio di san Sebastiano per San
Francesco al Prato a Perugia.
1521-Inizia
e porta a compimento l'anno successivo l'Adorazione dei magi per Santa
Maria delle Lagrime a Trevi (Perugia).
1523-Muore di peste a Fontignano, nei pressi di
Perugia.

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Testo integrale della
pérformance teatrale creata e scritta interamente a conclusione della mostra
itinerante sul PERUGINO divin pittore- anno 2004
Le battute
iniziali (di colore blù), mi sono state suggerite dall'amico caro Vincenzo
Labella.
Autrice: Corinna
Angelucci

Breve
performance teatrale:
Tempo:
dopo la chiusura della mostra itinerante sul Perugino, divin pittore
Luogo: all’interno
della chiesa della “Madonna delle lagrime”, davanti all’affresco del
Perugino
Personaggi: Il Perugino nel ruolo di se stesso e Corinna,
operatrice mussale, nel ruolo di se stessa
C.
= Corinna, operatrice museale
P.
= Perugino, divin pittore
Si
accende la luce sul palco ed entra Corinna e in silenzio comincia a
staccare i manifesti della mostra del Perugino.
Subito entra il Perugino e…..
P.
perché tanta fretta?
C.
La mostra è finita.
P.
Ma il mio affresco è ancora lì, che parla con voi
C.
Parlare, sarebbe bello parlare con lei!
P.
E perché no! Siediti………
C.
Questa mostra su di lei e le sue opere è stata molto interessante e
veramente molto bella, piacevole.
Ho avuto l’opportunità di studiare
a fondo i suoi dipinti, la sua vita, ed è stata un’esperienza
entusiasmante anche se a tratti faticosa.
P.
In effetti è stato stancante anche per me, soprattutto questo
ripercorrere la mia vita in maniera così intensa.
…le persone che si sedevano e si beavano davanti alle mie opere, mi
hanno ridato nuova vita….le persone che si avvicinavano per scrutarne i
dettagli, osservare i colori, studiare le linee, hanno dato nuovo valore
alle mie fatiche.
C.
Le ha dato soddisfazione questa mostra itinerante?
P.
Si, immensamente! Ho un’unica paura ora che la mostra è finita: quella
che l’interesse, finora tenuto alto, sulla mia persona e sulla mia arte
si spenga nuovamente. Desidero che questa mia rinascita venga utilizzata
per non essere mai più dimenticato e sottovalutato.
C.
Mi pare di capire che l’essere
ricordato è per lei di fondamentale importanza?
P. E’ l’immortalità. Devi capire che per un’artista l’immortalità
è l’eternità che è dentro ogni sua opera, e per questo lavora e
sacrifica tutta la sua vita, non è solo passione. Baratta la sua vita
terrena con una vita eterna.
C.
Molti hanno criticato il
fatto che lei ripetesse i suoi personaggi e gli schemi compositivi.
P.
Lo so! Purtroppo questo è accaduto anche a mio tempo. Durante l’apprendistato
a Firenze nella bottega del Verrocchio, nel 1470-73 ci è stato insegnato a realizzare ed utilizzare i cartoni a
spolvero ( queste sagome a grandezza naturale di personaggi e decori,
utilizzati per realizzare nel minor tempo possibile il disegno sull’intonachino
fresco e garantire quindi velocità nell’esecuzione). Talmente belli
erano i miei cartoni, che i committenti li hanno richiesti e pagati per
anni. Ad un certo punto, si sono stancati, quello che prima gli piaceva,
non piaceva più e quindi mi hanno abbandonato.
C.
Dalle “Vite…” del Vasari, risulta che lei era una persona avida ed
anche burbera, se non antipatica addirittura.
P.
Tanto per iniziare, personalmente credo che il Vasari si debba ritenere
fortunato, del fatto che io non abbia scritto della sua vita. Proseguendo,
se fossi stato poi così avido e venale come attesta il Vasari, non sarei
morto da solo, nella sacrestia della piccola chiesa di Fontignano, al lume
di una candela, nel 1523.
Sono stato per tutta la vita un instancabile lavoratore ed un ottimo
organizzatore, sono riuscito a tenere due botteghe aperte
contemporaneamente, lavorando ed insegnando ai miei allievi, allievi della
levatura di Raffaello, gli ho insegnato la tecnica del chiaro/scuro e dell’ombreggiatura.
Lui era un ottimo allievo, anche se nel momento in cui ho perso il mio
prestigio mi ha abbandonato per seguire Michelangelo. Ho avuto allievi
come lo Spagna, molto bravo. L’allievo migliore che ho avuto è stato
Andrea d’Assisi, detto l’Ingegno. Mi commuovo ancora quando penso a
lui.
C.
E’ rimasto cieco, vero?
P.
purtroppo si, è stato costretto ad abbandonare la pittura ancora giovane.
C.
Tornando alle affermazioni del Vasari….
P.
E’ necessario dire, come è
noto, che io personalmente, al Vasari ero antipatico, anche se in molti
passi sulla mia vita è stato costretto ad elogiarmi. Secondo me, la mia
immagine di persona, da questo testo ne
esce deformata, perché non c’è stata la volontà di descrivermi
e capirmi come personaggio inserito in quel periodo storico e circondato
da colleghi di lavoro eccelsi e molto furbi.
C.
Va bene, ma non polemizzi su tutto!
P.
Sei forse una discendente di Giorgio Vasari ?
C.
No, ma forse lui ha semplicemente riportato l’immagine che lei dava di
sé.
P.
Non ho lavorato una vita intera per far si che tu e i tuoi contemporanei
mi riteneste un simpatico burlone, ho dato l’anima per essere ricordato
come uno dei più grandi pittori e maestri del Rinascimento italiano.
C.
Comunque, secondo me, lei è un iracondo.
P.
Non è affatto vero!
C.
Ne è sicuro?
P.
Si! E non darmi del lei, mi fa sentire vecchio.
C.
Scusa Pietro!
P.
Bé! Pietro, forse è troppo confidenziale, in fondo ho qualche anno più
di te. E’ sufficiente che mi chiami Maesrtro.
C.
Va bene, maestro, comunque
sta tergiversando e non mi ha ancora risposto.
P.
Hai ragione! Questa “venalità” che esce fuori
dalla narrazione della mia vita è dovuta al fatto che io, spesso
ho denunciato chi non mi dava quanto pattuito in danaro. Io sono stato
una persona onesta e giusta nel lavoro, quindi ho ritenuto
opportuno, utilizzando delle mie conoscenze, esigere quanto pattuito all’inizio
dei lavori. Non è stata pignoleria, la mia, anche perché spesso mi sono
ritrovato a lavorare in cambio di una zuppa e un letto di paglia, come mi
è successo a Cerqueto quando affrescavo il S. Sebastiano nel 1478.
C.
Allora, nonostante tutto, non ha vissuto una vita di agi?
P.
Assolutamente, anzi, contandole, nella mia vita ho avuto più periodi di
ristrettezze, che di opulento benessere.
C.
Mi parli di sua moglie.
P.
Chiara,…..Chiara Fancelli. L’ho sposata nel 1493, era veramente molto
bella, era più giovane di me. Con tutti i lavori che ho fatto….il mejo
maestro d’Italia (scriveva appunto il Vasari), ed io, il mejo maestro d’Italia,
non sono riuscito a dare una casa confortevole a questa donna….lei mi ha
dato 5 figli, io non sono riuscito a starle vicino, come avrei dovuto,
nemmeno quando lei è morta di tisi………………............
……A volte, le acconciavo i capelli per poter studiare le acconciature
e riproporle nei personaggi
femminili dei miei dipinti, era una forma d’arte……..ed era una
sensazione piacevole.
C.
Nel 1494, prese il potere il Savonarola, un potere teocratico.
P.
Che periodo terribile! Abbiamo dovuto cambiare la maniera di rappresentare
le figure nei dipinti: le madonne più austere, senza acconciature
ricercate e con abiti larghi e semplici nella fattura……(scuote la
testa).
Per esempio, il ritratto di Francesco delle Opere, l’ho dovuto dipingere
con le mani in primo piano, non perché mostrasse il cartiglio, ma perché
attraverso le mani si poteva dare un’interpretazione psicologica del
personaggio ritratto.
C.
Interessante!
P.
Ho fatto molte cose interessanti ed alcune superlative, come gli affreschi
al Collegio del Cambio a Perugia, nel 1500….(momento di
auto-compiacimento), gli affreschi nella Cappella Sistina, dei quali ho
diretto anche i lavori, nel 1480-82. Lo studio sul paesaggio e sulla
prospettiva, lungo ed impegnativo, per riuscire ha dare armonia
compositiva tra questi due elementi. I volti e le figure devozionali dei
miei dipinti con i quali ho realizzato i miei cartoni , sono stati
ottenuti dopo innumerevoli studi attraverso altrettanti disegni. Ho
inserito e creato delle innovazioni compositive nei miei dipinti. L’idea
di mettere la Madonna seduta con il bambino, in piedi su di un ginocchio,
è stata mia.
La pittura per me, non è stata più semplice trascrizione della bibbia in
immagini, ma ho voluto trasmettere delle emozioni, non più delle nozioni.
Ho creato un dialogo sereno, tra le figure e l’osservatore. Dopo anni di
studio, quindi, ho tolto tutti gli elementi di distrazione dalle mie
composizioni, accennando appena il paesaggio, pur lasciandone la
profondità, al fine di dare la sensazione all’osservatore di poter
andare oltre al limite visibile.
C.
Un’ultima curiosità maestro: lei era ateo come si suppone?
P.
Lo sai, non me lo ricordo più.
C.
Lei è molto furbo maestro. Vuole aggiungere qualcosa, su questo affresco
in particolare?
P.
Si, è proprio il caso: è che un affresco maturo, dove al suo interno
sono le linee essenziali di uno studio continuo ed ininterrotto, di un’essenziale
visione dello spazio, un tratto di colore quasi impressionista, dove si
percepisce l’incertezza
e la volontà di uscire dalla pittura in alcuni particolari della
raffigurazione dei re Magi Quest’eccesso
del tratto a rigatino, lo sciogliersi dei colori senza più la limpida
definizione
degli affreschi giovanili, è il risultato di esperienze e
ricerche frutto di tutta una vita.In
questa mia penultima opera quasi mi distacco dalla tecnica pittorica per
"sciogliere" i colori nell'indefinito di una mia prossima fine.
Quello che mi ha dato maggior fastidio venga è che questa mio affresco
venga spesso considerato opera ripetitiva e povera di un vecchio, stanco e
malato
C.
Grazie
di tutto maestro, è stato istruttivo e piacevole parlare con lei.
P.
Lo credo bene! Grazie Corinna, grazie a te e a tutte le persone che mi
hanno riscoperto, illustrato, studiato e analizzato, ma soprattutto a
quanti hanno contribuito a farmi conoscere in maniera più attenta e
meritevole nel mondo. Sono stato contento di aver rivisto tutte le mie
opere riportate a nuova vita da professionisti e appassionati.
C.
Grazie a lei maestro.
P.
Io ora me ne vado, vi lascio le mie opere, la mia eternità, attraverso di
esse io continuerò a vivere e nel contempo ad essere
testimone di un periodo d’immensa luce per l’Italia e l’Europa:
il Rinascimento. Non dimenticatelo mai!
C.
Arrivederci Maestro!
P.
Arrivederci!
AUTRICE:
Corinna Angelucci
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