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Per l'artista australiana ed autrice del Palio della QUINTANA 2005 VIRGINIA RYAN       

anno e data: dal 03 Settembre al 05 Ottobre 2005

luogo: Palazzo Trinci - Foligno

all'interno della manifestazione storica: "GIOSTRA DELLA QUINTANA"

Virginia Ryan è stata anche l'autrice del palio della quintana 2005

commissionatogli dallo storico e critico d'arte Italo Tommasoni (membro della commissione artistica dell'Ente-Giostra)

ASSISTENTE CURATORIALE, AIUTO ALLESTIMENTO, RASSEGNA STAMPA e RASSEGNA ON-LINE di Corinna Angelucci

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www.virginiaryan.com

"SHORELINES" - mostra d'arte contemporanea a carattere antropologico

www.africancolours.net

Virginia Ryan a Palazzo Trinci

Settembre 2005

  "…And the waters rolled on,

and what was old was new, and what was new never came to stay,

but to skim the gates of change,

forever new, forever old and new:

Once-upon-a time,

Never the same, Always at last the same…”

  [Kwesi Brew, poeta ghanese]

Proprio come questa poesia evoca le attività di tutti gli esseri viventi e di tutti i fenomeni naturali, esaltando la continuità della vita attraverso passato, presente e futuro, così l’opera di Virginia Ryan, ispirata da una sorta di riflessione “transculturale”, richiama la marea del cambiamento e della trasformazione. Essa cattura un mondo antico e ne reinventa uno nuovo, sospeso tra realtà e illusione, sviluppando una serie di possibilità e di proiezioni sperimentali. Questa mostra rappresenta una reazione alla “forza vitale locale” della costa occidentale dell’Africa, luogo di schiavitù e di oro, che è diventato un punto focale per trasformare l’ordinario in straordinario, per collegare l’organico all’inorganico e per confondere i limiti fra terra e mare, fra storia e cultura.Virginia Ryan sa bene, per via delle sue esperienze di trans-locazione, che ci sono molti modi per interpretare la realtà. La sua arte diventa una specie di elegia per un mondo interiore che sta scomparendo, soggetto all’erosione del tempo e della reinterpretazione, nonché una critica di una realtà esterna. Questa collezione di immagini, vero palinsesto di esperienze, sensazioni, privilegi e ricordi, fornisce una cornice per la sua vita e allo stesso tempo un contesto per la sua opera. L’interesse della Ryan nella memoria sia individuale sia collettiva (e nelle tracce che essa lascia dietro di sé) narra un luogo e legittima la vita, dandole scopo e significato. Il suo desiderio di riconcettualizzare la Storia, non importa se personale o culturale, fa da sfondo a una storia di scoperta, di esperienze e di “manufatti”, un’autentica caccia al tesoro in una cultura locale, condotta con determinazione; e da questo corpus di oggetti la Ryan cerca di dare un senso a un’esperienza che è sia personale sia sociologica. Possiamo immaginare che la tentazione a eccedere col sentimento sia forte, eppure è questo procedimento di “recupero”, con la sua nostalgica spinta a svelare il passato e rielaborarne il significato nel presente, che rivitalizza arte e artista insieme. Questi oggetti “dorati” e queste immagini coreografate vengono ricontestualizzate fra gli storici muri del principale museo di Foligno. Da un luogo che ha portato il peso della colonizzazione, dalla spoliazione delle sue ricchezze minerarie alla riduzione in schiavitù della sua gente, il Ghana riafferma il senso di sé  nel contesto di questa straordinaria installazione. Situata a Palazzo Trinci, dove l’accumulo, al piano superiore, di cultura europea e dei suoi tre millenni di preziosi “possedimenti” è esibito con orgoglio, l’eredità del passato, con tutte le sue mutilazioni e con il peso della sua saggezza, è abilmente affiancata a una specie di salon des refusés africano installato nelle sale al piano inferiore. I resti di un’antica cultura resa schiava da un’altra e che ancora vive sotto l’influenza di questa simboleggiano gli intimi detriti della vita semplice della gente locale, che convive col turismo e la globalizzazione. Il processo di “raccogliere forme” e di facilitare la trasformazione di immagini, in loco, rende impossibile un singolo punto di vista e ci sfida a trovare significato nel contesto del presente.Invocando cinque secoli di influenza europea, i fantasmi del Ghana sono tuttavia soggetti attivi nella sua realtà attuale. Tracciare i “paesaggi interiori del desiderio”, tentando allo stesso tempo di darvi un senso, è senza dubbio una sfida per qualsiasi artista. Che cosa dà significato alla vita all’interno della “lenta e inesorabile vitalità” del cambiamento? Il metodo della Ryan, che evidenzia un simbolo, un’idea o una figura umana cambiandone il contesto, getta una luce analoga sulle nostre percezioni europee e moderne. Collezionare ricordi e ricreare storie per superare una sensazione di sradicamento rende un oggetto o un’immagine altrimenti inestimabili uguali in valore al ‘tesoro’ che è la condizione suprema propria della vita. Per coloro che non riescono ad afferrarne il messaggio, però, il loro valore viene ridotto alla funzionalità o alla mancanza di essa.Se l’arte deve fornire uno stimolo che attiva il nostro potenziale più alto, allora deve venire a patti con il proprio passato mentre plasma un futuro. È questa specie di scavo archeologico, questo portare alla luce il significato delle propria esistenza e occuparsi dei resti culturali e dei “dati ambientali” della nostra storia e delle nostre origini, che rielabora una definizione per questa forma d’arte contemporanea. L’opera della Ryan ci offre una svolta relativista nei confronti di ciò che è scartato, smaltito, sprecato o esaurito e di ciò che è abbandonato, sacrificato, ceduto e dismesso. Il tutto viene contrapposto a ciò che è valorizzato, conservato, mantenuto e magnificato. In questa marea di uso e di rifiuto, con i suoi “detriti abbandonati”, l’artista ha costruito immagini dell’esotico e dell’insolito. Se le guardiamo attentamente, esse fanno parte dello stesso ambiente e sicuramente tutte contano; c’è unione nella dualità proiettata ovunque (nero/bianco, tesoro/rifiuti, ricchezza/povertà, ecc.).L’estetica africana ha generalmente una base morale che mira sia alla bellezza sia alla virtù e che spesso appare in contesti legati alle vitali preoccupazioni spirituali della condizione umana. Quest’opera mette in contrasto in modo interessante i resti di una vita quotidiana che lotta per scrollarsi di dosso gli effetti contaminanti dello “ecoturismo”. Gli “scarti” della Ryan vengono riconcettualizzati e risuscitati. Ogni pezzo ha la propria storia, una storia che continua e su cui si può speculare all’infinito. Trasferendoli in un altro mondo possiamo ricostruire il loro valore e dare loro una nuova vita, pur se una vita artistica. Forse questa intuizione viene dal presupposto che nulla venga effettivamente distrutto o creato, ma soltanto riciclato.Dato che la vita di ognuno è sempre un’interazione fra circostanze esteriori e tendenze interiori, le stesse circostanze o lo stesso luogo che una persona percepisce come incessante sofferenza possono essere fonte di stimoli entusiasmanti e di soddisfazione per un’altra. La nostra capacità di resistere alle circostanze più difficili e persino volgerle a nostro favore è sempre stato ciò che ha contraddistinto il genere umano. La collezione “sotto vetro” della Ryan, che oggettiva sia articoli naturali sia attività umane, mette in discussione le “carcasse” del nostro sistema di valori e gioca sui concetti di eleganza e di disgusto, di opposizione e di resa. Ciò viene ulteriormente illustrato nelle sue descrizioni dell’ambiente naturale. In un piccolo numero di comunità, i popoli indigeni vivono in un profondo rispetto per quanto li circonda e difendono le ricchezze della natura ricevendone in cambio protezione e sostentamento. Tuttavia, nelle zone sviluppate dove predominano i bisogni consumistici l’ambiente viene spesso divorato, con effetti catastrofici.Mentre il dibattito globale sui diritti umani e sul progresso evidenzia molti sistemi di valori e concezioni del mondo in contrasto fra loro (modernità contro tradizione, oriente contro occidente, privilegi socioeconomici contro diritti civili e politici), alla fine tali questioni, comprese quelle che non hanno un linguaggio comune, sono tutte basate su una certa nozione di ciò che è la dignità umana. Il concetto di dignità come base di prerogative nei confronti della natura non-umana sta venendo soppiantato sempre più dall’idea di responsabilità speciali verso la natura e verso il prossimo. Inevitabilmente, le “distese di rifiuti” della nostra esistenza ci vengono restituite dal riflusso della nostra coscienza collettiva."

© Rosa Maria Falvo, settembre 2005

CASTAWAYS

"Nel mio studio, queste umili reliquie della spiaggia verranno selezionate, immerse in vernice bianca con una piccola quantita' di vernice dorata e incollate a 200 piccoli pannelli (25x30), ognuno con una cornice di legno bianco. Mi auguro che l'effetto finale dell'opera nel suo insieme sia di eleganza, per mettere in discussione il concetto comune di rifiuti. C'e' una qualita' [minimal], esaltata dall'uso misurato del colore. Ho intitolato l'opera Castaways. Installato su una parete bianca, l'opera fa pensare ad una rivisitata  Salon des Refuses ."

FLOATING WASTELANDS

"Nei mesi seguenti cammino spesso lungo la parte destra della spiaggia di Anomabo, riprendendo con una macchina fotografica la massa intricata di tessuto, corteccia e bottiglie per ricavarne diciotto stampe digitali a colori. Una volta appesi alla parete, questi frammenti 'morti' tornano alla vita, volando e galleggiando in un turbine di colore, acqua e sabbia. Le immagini sono state inserite in diciotto cornici di legno realizzate da Peter Abdullah, un artista e intagliatore che da molti anni ha un laboratorio presso l'unita' di terapia occupazionale all'ospedale psichiatrico di Accra. Peter ha meticolosamente fabbricato le cornici nell'arco di sei mesi. Tutte sono state dipinte con vernice dorata. E' un incontro violento: all'interno delle cornici dorate, questo environmental data colpisce  direttamente. "

GOLD FIELDS

 " Con un certo aiuto da parte di amici e collaboratori, una selezione ancora piu' ampia di dati ambientali e' stata raccolta fra settembre 2002 a febbraio 2004 sulle spiagge di Anomabo, PramPram, Labadi e Jamestown, il quartiere di pescatori di Accra. Stando ad alcune voci, quest'ultima sarebbe ripulita in cambio del permesso di girarvi alcune scene di un film con  con Tom Cruise ,ma al momento e' una discarica a cielo aperto in cui viene gettato di tutto, dalle attrezzature per la pesca alle carcasse di capra. Ognuno dei 500 oggetti raccolti e' stato prima dipinto di bianco e poi bagnato con vernice dorata diventano un topos in cui l'osservatore puo' vagare: un campo dorato, un giacimento aurifero, allettante ma composto da oggetti che vanno da teschi di capra e ossa di tartarughe marine a giocattoli rotti e reti da pescatore gettate via. Questa rivisitazione ha anche un significato personale per me, un'australiana i cui avi lasciarono l'Irlanda a meta' dell'Ottocento per lavorare nei giacimenti auriferi dello stato di Victoria in Australia. "

  LIVING GO(L)D

"L'opera consiste di  trenta uomini ghanesi di varie eta' e gruppi sociali.  Gli uomini indossano un'altra rete di tessuto dipinta di oro contro lo sfondo di una parete bianca..Ho chiesto di posare ad artisti,scrittori, il falegname,amici, amici di amici, vicini e lavoratori. La maggior parte ha accettato. Mi assiste Frank, uno dei primi a essere coinvolti,  il quale, ha finito per incaricarsi del progetto e sempre presente , e diventato master of ceremony, ha spiegando ad ognuno di indossare il tessuto nella maniera che preferiva. Due fra i piu' anziani, tra cui il poeta Okai, non vogliono togliersi la camicia e portano il tessuto sopra di essa. "

NEWS : THE CASTAWAYS PROJECT
by Virginia Ryan and Steven Feld

COMUNICATO STAMPA:

TAGLIO DEL NASTRO A PALAZZO TRINCI PER LA MOSTRA DELL’AUTRICE DEL PALIO DI SETTEMBRE, L’AUSTRALIANA VIRGINIA RYAN.

Foligno, 04/09/2005

Ancora una volta l’Ente Giostra della Quintana segue la tradizione nel presentare il Palio della Quintana in concomitanza con la personale dell’artista incaricato alla sua realizzazione. L’inaugurazione si è svolta ieri pomeriggio nelle incantevoli sale di Palazzo Trinci in presenza del Presidente Domenico Metelli, del Sindaco Manlio Marini, l’Assessore alla Cultura Massimo Boni, il critico d’arte Avv. Italo Tomassoni, il Vice-Presidente dell’Ente Avv. Marco Mariani e la protagonista della serata Virginia Ryan, oltre a una consistente partecipazione di cittadini. La personale dell’artista australiana si intitola “Shorelines” ed è una serie di lavori che provengono direttamente dal Ghana, paese africano dove la Ryan vive gran parte dell’anno. E’ stata l’occasione per vedere dal vivo, dopo le tante apparizioni sulla stampa, il Palio che verrà assegnato al vincitore della Giostra della Rivincita. “Paradossalmente, questo è un Palio assolutamente classico e tradizionale, – ha affermato il critico Tomassoni nell’introdurre il lavoro di Virginia Ryan – è una iconografia di tipo araldico nella quale sono contenuti tutti i simboli della rievocazione storica. Per quanto riguarda la tecnica – ha concluso Tomassoni – tutti gli artisti di ogni epoca si sono serviti delle tecniche del tempo, il Palio rappresenta idealmente il punto di congiunzione fra il ‘600 e l’epoca di oggi”. Parole di benvenuto da parte del Sindaco Manlio Marini: “Virginia Ryan è un’artista che fa onore alla nostra città”. Compiaciuto anche l’Assessore alla Cultura del Comune di Foligno Massimo Boni: “Dobbiamo godere di quello che l’artista del Palio ci offre in termini di innovazione e qualità. Mi complimento”. Molto soddisfatta è sembrata la protagonista della serata, Virginia Ryan ha voluto ringraziare Italo Tomassoni che l’ha scelta per realizzare il Palio, il Presidente Metelli e tutti coloro che hanno lavorato per l’allestimento della mostra: “Questa sfida per me è stato un momento di grande crescita, ringrazio tutti anche i quintanari”. Infine il Presidente Metelli: “Il Consiglio Direttivo dell’Ente si è espresso favorevole al Palio di Virginia Ryan nella totalità dei voti. Ringrazio la giunta comunale per essere sempre vicini alla Quintana. La Quintana si riconosce in questo Palio e credo che negli anni ci siano stati troppi Palii belli che non sono stati discussi. Il nostro Palio ha già fatto il giro d’Italia e questo significa che abbiamo fatto centro. Credo – ha concluso Metelli – che la Quintana abbia il valore aggiunto di portare fortuna agli artisti che vengono nella nostra città”.

 La mostra di Virginia Ryan curata da Corinna Angelucci  sarà a Palazzo Trinci fino al 5 ottobre. Il tema ricorrente è il colore dorato che è presente in gran parte delle opere. Il colore dorato applicato ad oggetti di scarso valore è messo in contrapposizione ad una società consumistica che ha approfittato negli anni della massiccia presenza di giacimenti aurei nella terra africana. Dietro la patina dorata però ce lo scarto. E’ questo il messaggio forte che Virginia Ryan vuole comunicare.

 

INAUGURAZIONE MOSTRA

Sabato 03 Settembre - Museo della città - Palazzo Trinci, Foligno -PG-

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