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I Longobardi
Comune di Trevi |
foto: Corinna Angelucci testo: Soprintendenza archeologica Regione Umbria
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La necropoli di Pietrarossa Nell'Agosto del 2005 è stata individuata in località Pietrarossa di Trevi, a poche decine di metri dalla chiesa di Santa Maria, parte di una necropoli di epoca alto-medievale comprendente diciassette sepolture di adulti e bambini. Le tombe orientate in senso ovest-est, sono parallele ed ordinate enro una stretta fascia di terreno, ai lati della quale sono state rinvenute solo piccole fosse che attestano, forse, l'esistenza di un insediamento coevo alla necropoli: la disposizione delle sepolture tiene conto dell'organizzazione del territorio e del tessuto viario consolidato in epoca romana, definito dal tracciato della via Flaminia presso cui l'area funeraria si colloca. Le tombe presentano fattura diversa, dalla fossa terragna segnata da pietre p protetta da lastre e laterizi, alla cassa litica (le cosiddette Plattengräber, usate a Pietrarossa anche per le deposizioni doppie); una delle sepolture più vicine alla chiesa mostra invece la fossa rivestita esclusivamente da tegole, secondo una prassi mutuata dalle tombe romane di età imperiale. I materiali utilizzati sono di reimpiego e provengono, con ogni probabilità, dal vicino insediamento romano di Pietrarossa, sul quale la chiesa di Santa Maria venne fondata. Alcune delle sepolture, accomunate anche dalla medesima tipologia costruttiva, risultano raggruppate in modo piuttosto evidente, restituendo forse memoria dell'antica organizzazione sociale per farae. Quasi tutte le deposizioni presentano un corredo, talora estremamente semplice. Nella maggior parte di esse sono state rinvenute delle brocchette, collocate al lato del capo o presso le gambe, ed un'unica olletta, che testimoniano l'usanza di offrire cibi e bevande al defunto. Dell'abbigliamento dell'epoca si conservano una fibbia di cinturone e alcune fibbiette a placchetta fissa di tipo bizantino, generalmente utilizzate per fermare cinture, come nella tomba 5, ma che, in un caso piuttosto eccezionale nel costume femminile longobardo, sono servite ad assicurare le fasce che cingevano l gambe (tomba 10). Oggetti frequentissimi nelle sepolture alto-medievali sono invece i pettini in oso o corno lavorato, provenienti da sepolture sia maschili ce femminili. Tra i reperti emergono il corredo di un guerriero, caratterizzato dalla presenza della lunga spada a due tagli (spatha), del coltellaccio (sax) e di alcuni elementi di ferro pertinenti alla cintura reggispada (tomba 7), e alla parure di una fanciulla, composta da orecchini a cestello e due aghi crinali in argento e da una collanina con vaghi in ametista, pasta vitrea e vetro (tomba 15). Ad eccezione delle due tombe più prossime alla chiesa, probabilmente ancora tardo-antiche, le sepolture sono databili tra la fine del VI e VII secolo d.C.; è possibile dunque riferire l'impianto della necropoli alto-medievale alla prima generazione di Longobardi insediati a Spoleto e nei territori vicini, cui risale forse anche la sepoltura rinvenuta a Trevi nel 1667, durante la costruzione del convento dei Domenicani, e di cui dà notizia lo storico locale Durastante Natalucci. E' probabile che l'area funeraria si ponga ai margini di una necropoli più antica, documentata tra l'altro dalle numerose epigrafi funerarie romane rinvenute in zona, e sia stata utilizzata da individui insediati a Pietrarossa, ai quali probabilmente si deve anche la prima fondazione della chiesa di Santa Maria. |
DA SEGNALARE: nuova apertura del MUSEO NAZIONALE DEL DUCATO DI SPOLETO
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I longobardi e il Ducato di Spoleto Popolazione germanica stanziata dal I secolo d.C. nel basso corso dell'Elba, alla ricerca di nuovi territori da abitare ed in frequente conflitto con i popoli confinanti, i Longobardi si spinsero progressivamente verso sud-est e, varcato il Danubio, si stabilirono in Pannonia ed in Moravia; da qui, nel 568, mossero alla volta dell'Italia, in cui avevano già combattuto come federati al fianco dei Bizantini durante la guerra greco gotica. L'anno seguente, al seguito del re Alboino, penetrarono in Frîuli e occuparono Cividale,quindi Treviso, Vicenza, Verona e Milano, ultimata la conquista militare del nord Italia con la presa di Pavia, che divenne capitale del regno, giunsero a governare anche su ampi territori del centro e del sud, i quali conservarono sempre un carattere distintivo rispetto ai ducati settentrionali. Il regno Longobardo era diviso in quindici province, a loro volta articolate in ducati; tali distretti, la cui organizzazione presenta aspetti tuttora poco noti, erano caratterizzati da una forte autonomia amministrativa e politica, talora in opposizione con il governo centrale. La popolazione era organizzata in gruppi gentilizi o familiari (farae) con uno spiccato carattere militare, uniti da vincoli di parentela e matrimoniali. La religione ufficiale era il cristianesimo, alla quale i Longobardi si erano progressivamente convertiti nel corso della permanenza in Italia, abbandonando l'arianesimo. Nel decennio successivo al 574, noto come "interregno" per la mancata elezione di un re a seguito delle uccisioni di Alboino, e del suo successore Clefi, i duchi esercitarono in modo autonomo e spesso in contrasto tra loro il governo sulla popolazione romana, la cui classe dirigente venne, di fatto, cancellata. A tale fase risale probabilmente la costituzione del Ducato di Spoleto, voluta da Faroaldo I Primus Spolitanorum Dux, secondo Paolo Diacono, autore della Historia Langobardorum. Questi era probabilmente un comandante Longobardo posto dagli stessi Bizantini in difesa di Classe, in occasione della prima penetrazione in Italia dell'esercito di Alboino, in seguito ritiratosi nell'entroterra alla conquista di terre su cui esercitare un dominio personale. Il Ducato, esteso fino alla Pentopoli bizantina, al Ducato di Roma e a quello di Benevento, rimase sostanzialmente indipendente fino al 729, quando il Duca Transamondo II fu costretto a giurare fedeltà al re e subì un più diretto controllo da parte del governo centrale. Il distretto, incluso assieme alla Tuscia nella sesta provincia, ebbe come capitale Spoleto, città sulla quale non gravavano eccessivamente i retaggi del vecchio sistema politico-amministrativo provinciale e che esercitava il controllo su uno dei passi più importanti della via Flaminia, principale arteria di collegamento tra i territori Longobardi del sud e del nord. Nel 774, on l'arrivo dei Franchi, Spoleto passò alle dipendenze del Papa, col quale aveva intrattenuto intense relazioni anche prima della sconfitta dell'ultimo re Longobardo, Desiderio, ed infine dell'autorità carolingia. In posizione strategica all'ingresso della valle spoletina, Trevi deve aver rivestito un importante ruolo difensivo all'interno del ducato ed in funzione della capitale; sede di un gastaldato attestato solo a partire dal 1085, è del tutto probabile che già in epca Longobarda il vecchio municipio romano svolgesse funzioni amministrative ben definite. |